Manuel Ballbé

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L’assalto speculativo tedesco alla Spagna

Manuel Ballbé, catedrático docente di Diritto presso la Universitat Autònoma de Barcelona, e Yaiza Cabedo, avvocata.

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El País, 29/11/2012

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Gli economisti hanno ribadito all’infinito che l’imposizione merkeliana di austeritá é un errore ma continuano a non capire che si tratta di una aggressiva strategia del Governo e della banca tedesca col fine di svaligiare il sud europa per poter cosí tappare il proprio enorme buco finanziario. Questa depradazione é possibile grazie ad una deregolamentazione giuridica che a partire dal 2000 ha trasformato il capitalismo produttivo in un “mercato casinó” senza alcuna supervisione amministrativa nel quale é stato eliminato il reato d’informazione privilegiata che funziona attraverso scommesse in cui non bisogna identificarsi. Questa borsa privata e senza trasparenza, localizzata a New York e Londra, é gestita da un cartello composto da sei megabanche nordamericane e da sei europee, tutte fallite e riscattate dai propri governi, ovvero, dai contribuenti.

Questa é la vera origine della crisi: un nuovo capitalismo da casinó e di scomesse in prodotti finanziari tossici – come i mutui Subprime- che adesso specula con i debiti dei paesi del sud. La causa della crisi quindi non é la bolla immobiliaria spagnola, nè il debito – i debiti inglesi e tedeschi sono superiori- ne’l’indisciplina fiscale. La bolla é stata ipotecaria: titolizzazione e rivendita di ipoteche tossiche nel mercato. Per l’esattezza, la Deutsche Bank, é stata una delle maggiori implicate, secondo quanto rivelato dal Senato americano. Questa banca aveva venduto prodotti ai suoi clienti sapendo che avrebbero perso denaro, tanto in Nord America (pacchetto “Gemstone VII) come in Germania dove, in seguito, il Tribunale Supremo la condannó nel 2011. I cittadini tedeschi furono le prime vittime della voracitá delle loro banche.

La Germania, inoltre, fu la promotrice delle scommesse sui debiti del sud. La Deutsche Bank fu una degli artefici di questo nuovo Merk-ato di debito sovrano – e del suo indice di prezzi Markit – che diede il via agli attacchi speculativi. Goldman Sachs ha dato consulenze alla Grecia per nascondere il suo debito, in modo da entrare nell’euro, poi, con quest’informazione privilegiata, ha scommesso, insieme alla stessa Deutsche Bank, che la Grecia sarebbe affondata. Attaccare i paesi del sud è stata la formula del Governo e delle banche tedesche per recuperare le perdite dei suoi giochi d’azzardo.

L’attacco speculativo verso il sud dell’ Europa e’ avvenuto grazie alla filtrazione di un rapporto confidenziale del supervisore finanziario tedesco BaFIN (confermato tra l’altro da Merrill Lynch), per il quale gli attivi tossici presenti in Germania nel 2009 erano pari a 800 miliardi di euro; con questi dati sarebbe stato chiaro a tutti che la Germania aveva cercato, fallendo, di sostituire il suo prestigioso capitalismo d’impresa con quello, fallito, finanziario e invece di processare i responsabili ha serrato le file e iniziato il discredito dei Paesi del sud, per distrarre l’attenzione.

Le Bankias tedesche sono state molte: Hypo Real Estate é stato riscattato con piú di 100 milardi di euro e nel 2009 é stato nazionalizzato per il 90%; Industriebank (IKB), con 10 milardi di euro; Landesbank (banche regionali), come la Baden-Württemberg, la West o la Sachsen, hanno ricevuto 150 milardi di euro; la Dresdner Bank, seconda realtá bancaria del paese, collassò e fu assorbita per la Commerzbank, che ha ricevuto un aiuto di 100 miliardi di euro di cui il 25% rimane tuttavia in mano del governo Merkel. Il caso della Commerzbank é illustrativo per aver restituito l’anno scorso gran parte del riscatto al Governo, 14 miliardi di euro. Dove avrá trovato quei sostanziosi capitali se non scommettendo nel mercato-casinó con informazioni privilegiate provenienti dal governo stesso ?

Questo é il cambio chiave del nuovo capitalismo da casinó: i riscatti e le nazionalizzazioni hanno trasformato il governo tedesco, britannico, svizzero e nord americano in co-banchieri che ora accettano l’estensione degli attacchi speculativi perché hanno bisogno che le loro stesse banche ottengano benefici rapidamente e possano cosí restituire il denaro ricevuto.

Oltre a questi riscatti, la Germania – che si oppone al fatto che BCE possa aiutare la Spagna- nasconde che la Deutsche Bank, solo nel 2008, ha ricevuto 20 miliardi di euro dalla Federal Reserve nordamericana insieme a 60 miliardi di euro dalla Credit Suisse e UBS (Unione delle Banche Svizzere) con un interesse regalato del 0,01%.

Si puó capire come funziona un attacco speculativo prendendo il paradigmatico caso dell’impero mediatico tedesco, Kirch. Nel 2001 i manager di Deutsche Bank (Ackermann e Baumann) diffusero falsi rumors riguardo il fatto che il gruppo non avrebbe potuto pagare i suoi debiti e che non avrebbe ottenuto finanziamenti. ( Vi ricorda qualcosa?) Provocarono la piú grande frattura economica contemporanea per poi appropiarsi della stessa. Nel 2011 la giustizia tedesca chiarí la situazione e il presidente Ackermann, intimo amico della Merkel, si dimise e propose una indennizzazione di un miiardo di euro per zittire lo scandalo. Come si vede, prima ancora della Grecia, erano esperti in speculazione contro le imprese tedesche.

Lo stesso sistema si sta usando per screditare il sud. Come trae vantaggio la Germania da questo attacco alla Spagna? 1. Crea rumors per far aumentare gli interessi che la Spagna dovrá pagare quando dovrà prendere denaro in prestito.

2. Impone la privatizzazione di imprese redditizie (Aereoporti, AVE, lotterie…) che, cadendo il Governo, passeranno in mano al Nord ad un prezzo ridicolo.

3. Provoca asfissia creditizia per svalutare le azioni delle multinazionali (Telefónica, Iberdrola, Repsol, Gas Natural…) che possano poi cadere in potere tedesco.

4. Ma ció che piú rende nel propagare panico finanziario – che é delitto- é la fuga di denaro per paura di un “Corralito” (restrizione della libera disposizione di denaro, ndr). Dalla Spagna, in otto mesi dal 2012, sono usciti 330 miliardi di euro ( ai quali bisogna sommare i suoi equivalenti in Grecia ed Italia) che sono terminati in banche in Svizzera, Lussemburgo, Olanda e Germania. Cifre “senza precedenti” secondo Bloomberg. L’austericidio ripaga con grandi benefici…

Sotto il travestimento di “(In)dipendenza”, Jens Weidmann, presidente della Banca Centrale tedesca, ha contribuito a questo panico mettendo in discussione ogni test positivo della Spagna. Continua la linea del suo precedessore, Axel Weber, che lo stesso anno in cui lasció la Bundesbank (2011) fu “premiato” per molestare al sud con la presidenza de UBS, una delle banche private dell’asse tedesco che trae benefici dalla deportazione di migliaia di milioni di euro provenienti dal sud.

Lo scandalo del Líbor-Euríbor e di Barclays é l’ultima prova delle pratiche fraudolente e speculative di questo cartello, il cuale alterava il prezzo con cui si prestava denaro e incrementava il costo delle ipoteche degli europei. Tra gli implicati ci sono la Deutsche Bank, Credit Suisse e UBS insieme a Lloyds e Royal Bank of Scotland (RBS) —che sono le Banche del Governo inglese, nazionalizzate in un 40% e 80%—.

In cambio, le nostre principali banche, Santander, BBVA e La Caixa non sono coinvolte in simili pratiche. Inoltre non hanno nemmeno necessitato riscatti e la Santander é la miglior banca al mondo a detta del Euromoney. Dunque sono un appetitoso bottino di guerra.

La Commissione Europea non ha rilevato il cartello del Líbor, ne il quadro speculativo riguardo all’occulto debito greco, ne disvela il club bancario che controlla il mercato-casinó di Londra (denunciato tutto per la stampa nordamericana). Non indaga neanche su chi sono i beneficiari dell’attacco speculativo che sta espellendo gli Stati del Sud. Continueranno la UE ed il commissario Almunia a fare i ciechi di fronte a questa manifesta vulnerazione del diritto di competenza? Quello che sappiamo é che il suo predecessore, Lord Brittan (architetto del mercato-casinó con la Thatcher) si é promosso come vicepresidente de USB. Un’altro vicepresidente della UE, Solbes, oggi é assessore della Barclays.

Il governo tedesco, il grande giudice, pretende appropriarsi del capitale del sud fino alle elezioni del 2013. La Spagna deve resistere al riscatto draconiano e reagire per smascherare questa perversa politica di austeritá con mobilitazioni e denunce giudiziarie. Il Tribunale della UE (caso Sint Servatius, 2009) dichiaró giustificata la restrizione alla libera circolazione di capitali se “ minava l’equilibrio economico delle politiche sociali”. Ancor di piú, se tale speculazione minava la sovranitá economica e la stabilitá di un paese membro. Siamo spettatori passivi della distruzione del mercato unico europeo e della imposizione di un mercato unico euro-tedesco. Thomas Mann ci aveva giá avvertiti: invece di una europeizzazione della Germania si sta sviluppando una germanizzazione economica dell’Europa.

Traduzione di Isabella Prealoni per http://www.Comedonchisciotte.org

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The German speculative attack which is evicting Spain

By: Manuel Ballbé, Professor of law at the Autonomous University of Barcelona,  and Yaiza Cabedo, lawyer.

elpais-tilde     Published in El País, 29/11/2012

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Economists reiterate over and over again that the merkelian imposition of austerity is a mistake, but they still do not understand that it is a gruesome strategy of the Government and the German Banking for robbing from southern Europe in order to plug the huge German financial hole. This plundering is possible due to legal deregulation, which since 2000 has moved productive capitalism into a ‘casino market’ without administrative oversight, in which has been abolished the crime of insider trading and that works by unidentified betting. This private stock without transparency, located in New York and London, is in the hands of a cartel composed of six American megabanks and six Europeans, all broken and rescued by their Governments, i.e., by taxpayers.

This is the real origin of the crisis: a new capitalism Casino betting on toxic financial products -as subprime mortgages-, which is now speculating over the sovereign debt of the countries of the South. The cause of the crisis, therefore, is not the Spanish real estate bubble, or indebtedness- English and German debts were higher-, nor the fiscal indiscipline. The bubble has been about mortgage: toxic mortgages securitized and resold in the market. Precisely, Deutsche Bank was one of the more involved, as revealed by the American Senate. This Bank has sold products to their customers knowing that they would lose money, in North America (package “Gemstone VII”) and in Germany, where the Supreme Court sentenced the bank in 2011. German citizens were the first victims of the voracity of their banks.

Germany, moreover, is who promoted the bets against the debt of the South. Deutsche Bank was one of the architects of this new Market of sovereign debt – and its index price Markit – which triggered speculative attacks. Goldman Sachs advised Greece to hide its debt and thus managed to enter the euro, then, with this inside information, bet along with Deutsche Bank that Greece would collapse. Attacking countries of the South was the formula employed by German Government and its banks to recover from losses in gambling.

Such predatory rotation against the eurozone itself was motivated by the filtration of the confidential report by the German financial supervisor, the BaFIN (confirmed by another from Merrill Lynch), estimating at 800 billion the amount of toxic assets of the country in 2009. Such data would reveal that a speculative Germany had replaced its reputed industrial capitalism. Rather than prosecute those responsible, they started discrediting the South to divert the attention and subjugate them.

The German Bankias have been many: Hypo Real Estate was rescued with more than 100 billion euros and in 2009 was naturalized by 90%; the Industriebank (IKB), with 10 billion euros; the Landesbank (regional boxes), such as Baden-Württemberg, the West or the Sachsen, received about 150 billion euros; Dresdner Bank, second entity in the country, went bankrupt and was absorbed by the Commerzbank, which in turn received a bailout of 100 billion and a 25% is still in the hands of the Merkel Government. Commerzbank is illustrative, because last year returned part of the bailout to the Government, 14 billion euros. From where he drew such huge profits, if it is not betting in the casino with insider information provided by its own Government?

This is the key change in the new casino capitalism: the bailouts and nationalizations have transformed the German, British, Swiss and American Governments in co-bankers that now excuse the prolongation of speculative attacks because they need these banks to make quick profits and thus be able to return the money injected.

In addition to these bailouts, Germany – which opposes the ECB to help Spain – hides that Deutsche Bank received, only in 2008, 20,000 billion from the U.S. Federal Reserve along with 60 billion for Credit Suisse and UBS (Union of Swiss banks) to a giveaway rate of 0.01%.

How a speculative attack works is easier to understand, taking the paradigmatic case of the German media empire Kirch as an example. In 2001 directors of Deutsche Bank (Ackermann, and Baumann) spread false rumors that the group might not repay its debt and that would not get funding. (Does this remaind of  something?) They caused the greatest contemporary bankruptcy since the World War. In 2011 the German Justice clarified the matter and the Chairman Ackermann, intimate friend of Merkel, resigned and proposed a compensation of € 1 billion to silence the scandal. As you can see, before Greece, they were already trained in speculation against German companies.

Identical system is being used to discredit the South. How does Germany benefit from this attacking Spain?

  1. They generate rumours to rocket the interest that will pay Spain when borrowing money.
  2. They imposed privatisation of profitable companies (airports, AVE, lottery…) which, if the Spanish Government does not put up any resistance, will pass into the hands of the North at bargain prices.
  3. They cause credit suffocation to depreciate stock shares of multinational companies (Telefónica, Iberdrola, Repsol, Gas Natural…), so that German groups can take them over.
  4. And the most profitable: spread financial panic – which is a criminal offense-, in order to make the money fleeing out because of the fear of a “corralito”. Spain, in eight months of 2012, has suffered a capital evasion of 330 billion euros (to which we must add the equivalent in Greece and Italy), which will go to banks in Switzerland, Luxembourg, the Netherlands and Germany. The situation “has no precedents”, according to Bloomberg. Austerity (austericide) reports large benefits…

Under the guise of “(in)dependence”, Jens Weidmann, President of the German Central Bank, has contributed to this panic questioning each test favourable to Spain. It follows the line of its predecessor, Axel Weber, who in the same year in which left the Bundesbank (2011) was “rewarded” with the Presidency of UBS for harassing the South. UBS is one of the German Axis private banks that benefits from the deportation of billions coming from the South.

The scandal of the libor-euribor and Barclays is the last proof of the speculative and fraudulent practices of this cartel, which altered the price of lending money and with it, the cost of the mortgages of Europeans. Among the entities involved are Deutsche Bank, Credit Suisse and UBS along with Lloyds and Royal Bank of Scotland (RBS) – the Bankias of the English Government, nationalized by 40% and 80%-.

In return, our major banks, Santander, BBVA and La Caixa, are not involved in such practices. They have not needed a bailout and Santander is the best bank in the world according to Euromoney. They are, then, a tempting spoil of war.

The European Commission has not detected the Libor cartel, nor the speculative network on the hidden Greek debt, nor uncovers the banking club which controls the Casino market in London (all denounced by the American press). Neither investigates the Commission who are the beneficiaries of the speculative attack that is evicting the southern States. Will the EU and Commissioner Almunia continue turning a blind eye to this flagrant violation of free competition? What we do know is that his predecessor, Lord Brittan (designer of the casino market with Thatcher), got a job as Vice-Chairman of UBS. Another Vice President of the EU, Solbes, is now a Barclays Advisor.

The German Government, the great evictor, aims to continue absorbing capital from the South until 2013 elections. Spain has to resist to the draconian bailout and react to unmask this perverse austerity policy with protests and lawsuits. The European Court (case Sint Servatius, 2009) declared that restrictions to the free capital movement is justified if “it undermines the financial equilibrium of social policies”. Moreover, if such speculation undermines economic sovereignty and the stability of a state member. We are passively witnessing the destruction of the European single market and the imposition of a single euro-german market.

Thomas Mann already alerted us: instead of a Europeanization of Germany, an economic Germanization of Europe is being imposed on us.

La ‘recesión mental’ es la que nos está impidiendo superar la depresión económica

diario_negocio[1]  29/04/2011

Entrevista a Manuel Ballbé, Catedrático de Derecho Administrativo de la Universidad Autónoma de Barcelona.

Por Miguel Humanes

Manuel Ballbé es un académico muy poco convencional, tanto en sus planteamientos como en la manera de exponerlos. Vivaz, brillante, agudo, Ballbé arremete contra la desregulación financiera que se inició en EEUU a finales del siglo pasado.

Ballbé da conferencias por medio mundo y califica de golpe contra el Estado y los españoles los ataques de los mercados especulativos a la deuda española.

Pregunta: ¿A qué se refiere cuando habla de “recesión mental”?

Respuesta: Se trata de la depresión mental que tenemos y que nos impide superar nuestra depresión econonómica. Un Premio Nobel de Economía, que además de economista es psicólogo, Daniel Kahneman, destaca que hay muchas cosas de la crisis económica que no tienen nada que ver con las cifras macro, como el paro. El desempleo en España se debe a que está desapareciendo una clase emprendedora y cada vez cobra más fuerza una élite destructiva, sobre todo la gente con muy buenos sueldos en la prensa, en la política…, pero el emprendedor sigue en España (los inmigrantes son muy buenos en este campo) y mientras no volvamos a oír a la clase creativa con esperanza, con ilusión y con espíritu emprendedor seguiremos en esta recesión mental. Sólo se puede ser winner (ganador) sin ser whiner (quejica). Y la élite está más quejica que ganadora.

P: Pero es que la situación es muy difícil, profesor…

R: Sí, pero las cifras de España son impresionantes. Vuelve a haber 60 millones de turistas, nuestras multinacionales triunfan por el mundo, los bancos españoles no han necesitado ayuda estatal, también tenemos bastantes pymes con proyección global…

P: Y todo esto, ¿por qué no cala entre la población?

R: Pues en parte por culpa de la prensa, que ha pensado —como algunos economistas— que dar miedo y alimentar la catástrofe le va a dar más lectores, y es al revés, la prensa es la primera que pierde.

P: Cambiando de tercio, ¿cuál es su diagnóstico de esta crisis del mundo desarrollado?

R: Esta crisis es consecuencia de la desregulación que hace una década se llevó a cabo en EEUU de toda la normativa que permitió superar el crash de 1929. En aquella época, EEUU segmentó los bancos entre los especulativos o de inversión y los comerciales o de depósitos, con lo que el riesgo quedaba diversificado. Esta ley, la Glass–Steagall Act (1933), fue derogada en 1999 y, consecuentemente, los bancos especulativos podían fusionarse con los de depósitos. Con esta superconcentración bancaria, de la que surgieron 30 megabancos, empieza la crisis.

P: ¿Esto es lo que usted denomina “nuevo capitalismo”?

R: Sí, porque del capitalismo de Adam Smith [considerado como el padre de la economía moderna (1723-1790)], el del mercado, la libre empresa y en el que quiebra el que lo hace mal, se ha pasado al capitalismo de “too big to fail” (demasiado grande para dejarlo quebrar) y estos 30 bancos adquirieron una influencia política tremenda. Tal era su poder que tanto el ministro de Economía de Bill Clinton, Robert Rubin, como el de George Bush, Henry Paulson, eran ex presidentes del banco de inversión Goldman Sachs, es decir que Goldman ganaba todas las elecciones. Y a partir de 1994 ellos desarrollaron un nuevo mercado, que no es el capitalismo tradicional de Wall Street, que con la regulación que entró en vigor tras el crash del 29 funcionó de una manera estable. A partir de 2000, con las leyes del senador Gramm, es cuando se desregula y se privatiza todo y se crea un nuevo mercado, el de los derivados de crédito.

P: ¿Ese es el germen de las ‘subprime’?

R: Efectivamente. Las hipotecas se pueden securitizar, revender en un mercado mundial en el que, por ejemplo, un fondo de Arabia Saudí compraba estos paquetes de hipotecas. Así los megabancos podían diversificar su riesgo y además ganar mucho dinero a corto plazo.

P: Y en muchos casos con ‘triple A’ (la máxima calificación crediticia)…

R: Sí, porque las grandes agencias de rating también estaban en el negocio no  ya de maquillar, sino de hacer auténticas liposucciones a estos paquetes de hipotecas de los 30 bancos. Ahí se dispara ese nuevo capitalismo de too big to fail, de superconcentración bancaria que tras la crisis ha dejado seis megabancos en EEUU y otros siete europeo-mundiales. También se le denomina “capitalismo casino” (nombrado así por autores americanos y alemanes nada radicales) porque los derivados se han convertido en un mercado de apuestas, como las que se cruzan con credit default swaps (CDS) sobre si un país va a hacer frente o no al pago de su deuda.

P: Y ahí surgen los ataques a los países ‘periféricos’ como España, ¿no?

R: Sí, los ciudadanos españoles somos víctimas de este juego de apuestas y no vemos que nuestro problema principal no está dentro de España, sino que hay un auténtico golpe no de Estado, sino contra el Estado y contra los españoles a través de un mercado especulativo que se localiza en Londres perfectamente, como así lo ha dicho hasta la prensa estadounidense.

P: Y usted que viaja tanto, ¿a los españoles nos ven desde fuera mejor o peor que como nos vemos nosotros mismos?

R: Nos ven mucho mejor, incluso en temas de seguridad. Mire, por ejemplo, acabo de regresar de dar una conferencia en la Universidad de Stanford y de estar con la rectora de la Universidad de Los Ángeles, Rachel Morán, y resulta que California que es la región más rica del mundo, tiene 38 millones de habitantes y 150.000 presos. España, con casi 48 millones de población, sólo tiene 50.000 reclusos. Nosotros sólo tenemos un homicidio por cada 100.000 habitantes, mientras que California tiene 10 y ha de pagar 100.000 presos más que nosotros, a 40.000 dólares anuales cada recluso.

E.ON y “Alemania por encima de todo”

th[4]  22/5/2006

Manuel Ballbé. Catedrático de Derecho de la Universidad Autónoma de Barcelona

La letra del himno nacional “Deutschland uber alles” está prohibida en Alemania por sus connotaciones nazis. Pero permanece, tanto la música como su espíritu de invasión y dominio hegemónico como muestra el caso E.ON. Se está implantando una alemanización económica de Europa y no una europeización de Alemania, como alertaba Thomas Mann. Estremece comprobar que los nazis diseñaron una unión europea, incluso con moneda única, como han destacado profesores de Derecho alemán en su Congreso de 2000.  Asimismo, Laughland en “La fuente impura”. Los orígenes antidemocráticos  de la idea europeísta muestran las intenciones hegemonistas de Alemania, renunciando a un liderazgo político a cambio de un predominio económico.

Las premisas económicas del nazismo las expresó el presidente del Bundeskartellamt: “Se favoreció una concentración sin precedentes tanto en la industria como en el comercio, prensa y banca. Antes de 1933 apenas había competencia porque el mercado estaba prácticamente carcomido y vaciado. Así también el ámbito económico se les presentó fácil a los nazis. En 1933 promulgaron una ley de creación de cárteles que beneficiaba a sus empresarios. Quedó suprimido el último residuo de la competencia”.

A los economistas les cuesta comprender que las reglas genuinas del mercado son las del derecho de la competencia, y que éstas responden a los valores político-constitucionales del pluralismo y “checks and balances” (frenos y equilibrios de poder). Es decir, se basa en evitar la concentración de poder ya sea de un monopolio religioso, político o económico. En EEUU, el padre de la  constitución de 1787, Madison, expresó cómo las leyes antimayoría y de fragmentación del poder serían la base de la democracia tanto política como económica: “Los monopolios son sacrificios de muchos en beneficio de unos pocos. Cuando el poder reside en esos pocos se sacrifica a muchos con sus parcialidades y corrupciones”. En la Europa alemanizada seguimos olvidando esta tradición legendaria que se materializó en la aún vigente ley de defensa de la competencia (“antitrust”) americana de 1890, que sigue causando pesadillas a gigantes como Microsoft. Esta regulación del mercado contenía un principio nuclear que expresó Sherman, autor de la ley: “Si no toleramos un rey absoluto en la política, tampoco debemos tolerar un rey absoluto en la economía, ni someternos a un autócrata del comercio o de la industria con poder para impedir la competencia y fijar los precios de cualquier producto”.

La Alemania de los años 30 representó lo contrario: configuró deliberadamente concentraciones y cárteles. Para combatir el nazismo, la respuesta más adecuada de la Europa libre y de EEUU fue precisamente establecer un sistema económico plural y competitivo que impidiera un nuevo resurgimiento del hegemonismo alemán. Garrigues, con agudeza, dijo que “los soldados norteamericanos entraron en Alemania con la Ley Sherman en sus mochilas”.

Se ha dicho que el gobierno español va contra el espíritu del Tratado de Roma. Sin embargo, se olvida que precisamente el objetivo del Tratado del Carbón y del Acero fue prevenir una dominación de Alemania en estos sectores. Seguimos sin tener en cuenta que la Unión Europea no es la imposición de un mercado único y, menos, euroalemán, sino que se asienta bajo el principio del equilibrio de poderes entre los estados miembros y los grupos económicos de los diferentes países. Se trata del aseguramiento de una coparticipación y una cierta paridad para que los grandes no puedan comerse a los pequeños. Si  se entiende la Unión como una neocentralización y uniformización política o económica –como pretenden algunos comisarios europeos- se vulnera el principio –que forjó EEUU y que ha regido la UE- “e pluribus unum”, es decir, la consecución de la unidad a través del mantenimiento de un delicado equilibrio de grupos políticos y económicos.

El “capitalismo de amiguetes”: del escándalo ENRON a E.ON. Este expresivo término acuñado por el Nobel de economía Stiglitz critica la concepción de un idealizado libre mercado de la energía. Este modelo auspició un contubernio político-financiero que provocó fusiones que sustituyeron empresarios por especuladores. Todo ello dio funestos resultados como la quiebra de ENRON –empresa eléctrica que había financiado a Bush- y la crisis energética de California. Europa no aprende la lección y está diseñando un mercado  único de la energía con oscuras conexiones  político-financieras y no con auténticas empresas en igualdad de condiciones  para competir.

No hay que olvidar que el gigante E.ON es producto de una fusión con Ruhrgas en 2002, a pesar de la férrea oposición de sus comisiones reguladoras por vulnerar las reglas de la competencia. Los expertos ya vaticinaban que esta liberalización potenciaría las especulaciones oportunistas y haría subir los precios. El gobierno alemán hizo oídos sordos y aprobó la fusión por razón de interés público y economía nacional justificándola en que Alemania necesitaba un “global player” ante la competencia mundial, o de lo contrario E.ON podría ser absorbida por otra empresa extranjera tal y como indicaba el informe del economista Sinn. Este argumento, por reciprocidad, debe aplicarse en España para impedir la OPA de E.ON y conseguir un equilibrio frente a los gigantes del Norte.  Es legítima una concentración  para construir un jugador global, pero no a costa de los demás estados miembros. En todo caso, esta operación ha tenido una estrategia corrupta que ya nos describió otro Nobel, Stigler, en la “teoría de la captura del regulador por el regulado”: los políticos y reguladores en el  poder dictan unas normas favorecedoras de los intereses de una empresa poderosa para posteriormente, con la técnica del “revolving door”, terminar sus días  bien colocados en la empresa regulada. Así ha sido. Tanto el ministro, Müller, como el secretario de Estado de Economía, Tacke, que aprobaron la fusión, están hoy en la nómina de E.ON. Pero esta maniobra deliberada de dominación nacionalista y corrupción culminó con el pacto del canciller Schröder y Putin para construir un gasoducto directo por el Báltico desde Rusia hasta Alemania. Así, ésta monopolizará la distribución del gas a toda Europa. Como se ha dicho, este pacto tiene muchas similitudes con el de Hitler y Ribbentropp con Stalin y Molotov. Tal acuerdo geoestratégico sólo se podía hacer implicando a toda la UE. La vulneración de las reglas de lealtad y cooperación en la UE, es evidente, quedando sometidos todos los europeos, por interés de Alemania, al monopolio estatal ruso (Gazprom), una verdadera KGB tanto en métodos como en fines, como hemos visto con el gasoducto a Ucrania y Georgia. El colofón de estas combinaciones fue que Schröder dejó la cancillería y se colocó en la sociedad ruso-alemana para construir este estratégico gaseoducto que, casualmente, está adjudicado a E.ON-Basf, que dispone de un 49% de las acciones.

El ansia monopolista de E.ON llega al tercer gasoducto ya construido hasta Turquía. Gazprom ha decidido alargarlo hacia Europa entrando por Hungría, y no es casualidad que sea después de la fusión EON-Ruhrgas, y el aumento de precios que dio la suficiente liquidez a E.ON para engullir las empresas de energía de la mayoría de países del Este, incluida Hungría. Así se cumplimenta otro principio prohibido por las mismas connotaciones avasalladoras: “Drang nach ostén” o “conquista de las fronteras del Este”, ahora económicas. Este arraigado lema provenía de la orden religioso-militar teutónica desde 1200. Con la OPA de E.ON parece que el principio se extiende a la conquista hacia el Sur. Por tanto, las tres tuberías confluirán en una intolerable concentración  del poder alemán de E.ON.  El ethos que revelan las prácticas de esta empresa son similares a las de ENRON, y si no se ponen límites a su abusivo poder está claro que puede tener el mismo fin y desencadenar una crisis energética europea de mayor proporción que la de California, porque allí no se  generalizó a todo el país debido a que el federalismo americano respeta la “inmunidad soberana” de los 50 estados en materia de servicios como la energía y, por tanto, no permite un centralismo y uniformismo económico como pretende ahora la UE.

Sería ingenuo pensar que los ciudadanos de Europa y del mundo van a a aceptar que la globalización se convierta en la americanización y la europeización en la alemanización pura y dura, donde sus multinacionales puedan devorar todo lo que venga en gana con artimañas contrarias a las reglas del mercado. Como se ha dicho, la ley del mercado no es la ley del oeste, ni se puede tolerar el “cowboy capitalism”, ahora de patrón alemán que tan expresivamente denuncia el título del libro de Gersemann. Pero hay otra Alemania pluralista, federal y con el espíritu de Augsburgo de 1648 de coparticipación paritaria e integración de los grupos religiosos, políticos y económicos, que es precisamente lo que la ha hecho grande y admirada. El dilema europeo y alemán está en si se gobernará “sobre” o “con” los estados miembros, como España, que es lo que hará fuerte a Europa.

La ‘ComisiE.ON’ europea.

images 16/10/2006

Por Manuel Ballbé, catedrático de Derecho de la UAB. Autor de Estado competitivo y armonización europea

A nadie se le escapa ya el cambio geoestratégico que se ha producido en Europa por el acuerdo oportunista de Alemania con Rusia –dejando al margen a la Unión Europea– para crear un gasoducto directo por el mar Báltico. La empresa mixta que va a realizar esta costosa y trascendental obra está compuesta por Gazprom y, casualmente, por E.ON. Traman, pues, crear un monopolio para distribuir el gas en Europa. Ni que decir tiene que los auspiciadores de este acuerdo –el excanciller Schröder y otros cargos económicos de aquel gobierno– están también casualmente en nómina de esta sociedad mixta E.ON-Gazprom. Un transfuguismo, tan descarado e impune, de políticos y reguladores a la empresa a la que han favorecido sólo ocurría en repúblicas bananeras.

LA INTENCIÓN de nuestros socios alemanes es clara: desbaratar un auténtico mercado único europeo de la energía donde se establezcan unas mínimas condiciones de igualdad para la competencia entre los gigantes del norte y las empresas del sur. El contubernio E.ON-Gazprom lo que pretende es una sistemática depredación de las posibles empresas competidoras –como Gas Natural o Endesa- y crear no un mercado único europeo sino euroalemán, donde además se controlarán monopolísticamente los tres grandes gasoductos que entran por el norte. Uno de ellos, el que Gazprom tiene entre Rusia y Turquía va a ser reconducido hacia Europa entrando por Hungría. También casualmente E.ON ya engulló la empresa energética de ese país así como otras de países del Este (Chequia, Eslovaquia…) y de Finlandia. Recordemos que siete países pequeños del Este de la UE (desde Estonia hasta Eslovenia) suman la misma población que España pero tienen siete comisarios europeos, mientras que nosotros sólo tenemos uno.

No hace falta imaginar que estos estados pequeños, cuyas empresas han sido capturadas por Alemania, ya son sus estados satélites y sus peones en la Comisión europea. No solo estos países están en contra de que España tenga una empresa energética fuerte que pueda competir mínimamente con los gigantes del norte. También Holanda tiene interés en debilitar a España. La primera empresa de gas europea no es E.ON sino la holandesa Gasunie, debido a los yacimientos propios que descubrió en 1959. En un país de 17 millones de habitantes, hay un Estado gasístico dentro del Estado. Holanda no quiere quedarse al margen del contubernio dominante Gazprom-E.ON y lleva un año intentando que le dejen entrar en la sociedad mixta ruso-alemana. El presidente de E.ON, Wulf Bernotat, declaró en diciembre del 2005 que cedería el 9% de sus acciones a la holandesa Gasunie.

¿Por qué y a cambio de qué E.ON va a dejar entrar en su duopolio a los holandeses? Muy sencillo, la comisaria europea de la competencia, Neelie Kroes, exministra de Obras Públicas del Gobierno holandés, tiene en sus manos la decisión de implantar un mercado único europeo o un mercado único alemán. Es decir, debe decidir si frena el dominio abusivo de E.ON y protege la competencia entre diferentes empresas europeas o tolera este auténtico cartel político y económico E.ON-Gazprom al que se va a sumar la holandesa Gasunie. La obsesión de Kroes contra España y la tolerancia ante los comportamientos abusivos de E.ON y de Alemania son más que evidentes. Pertenecía a más de 30 consejos de Administración de multinacionales y grandes empresas (nunca pequeñas) y de profesión era, como se ha dicho, lobista. Ejemplo: hace unos días, la Comisión ha descubierto y sancionado un cartel holandés del asfalto que amañaba precios y otras prácticas ilegales. En el comité de dirección y vigilancia de una de ellas, Ballast, estaba Kroes. Ante esta condena ha declarado cínicamente que durante 10 años nunca vio nada ilegal. Evidentemente, siguiendo su singular ética, no ha dimitido ni la han cesado. Ahora parece que tampoco quiere ver el cartel político-gasístico que se está fraguando entre E.ON-Gazprom y la holandesa Gasunie. Pero hay más: el pasado 16 de junio Le Monde publicó un artículo que revelaba que se está investigando a la comisaria por sus relaciones con un promotor inmobiliario de Rotterdam al que conseguía licencias y que posteriormente se ha visto “implicado en una organización criminal”. Cuando se la nombró comisaria en 2004, declaró que había roto relaciones con este oscuro especulador y que había vendido los pisos que había recibido de él como pago por sus servicios. Sin embargo, se ha descubierto que en abril de 2005 revendió precipitadamente otros dos pisos de la misma procedencia ganando casi 2 millones de euros en esa operación.

Europa vuelve a ser la de los mercaderes codiciosos y no la de los fundadores de la UE, estadistas que vieron que la única manera de frenar a las otras dos superpotencias (EEUU y Rusia) era la unión para mantener el equilibrio político y económico con las reglas de la competencia y del fair play.

En lugar de convencer a Rusia para que democratice su sistema político y económico, Alemania ha pactado sostener su sistema monopolista a cambio de sacar pingües beneficios energéticos y dominar conjuntamente al resto de Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

El ataque alemán desahucia a España.

elpais-tilde  29/11/2012

Por Manuel Ballbé, catedrático de Derecho de la UAB y Yaiza Cabedo, abogada.

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Los economistas reiteran hasta la saciedad que la imposición merkeliana de austeridad es un error, pero siguen sin entender que se trata de una truculenta estrategia del Gobierno y la banca alemana para desvalijar al sur de Europa con el fin de tapar el enorme agujero financiero alemán. Este expolio es posible debido a una desregulación jurídica que desde 2000 ha desplazado el capitalismo productivo por un “mercado casino” sin supervisión administrativa, en el que ha quedado suprimido el delito de información privilegiada y que funciona mediante apuestas en las que no hay que identificarse. Esta bolsa privada y sin transparencia, localizada en Nueva York y Londres, está en manos de un cartel compuesto por seis megabancos norteamericanos y seis europeos, todos quebrados y rescatados por sus Gobiernos, es decir, por los contribuyentes.

Este es el verdadero origen de la crisis: un nuevo capitalismo de casino y de apuestas en productos financieros tóxicos —como las hipotecas subprime—, que ahora especula con la deuda soberana de los países del sur. La causa de la crisis, pues, no es ni la burbuja inmobiliaria española, ni el endeudamiento —las deudas inglesa y alemana eran superiores—, ni la indisciplina fiscal. La burbuja ha sido hipotecaria: de titulizar y revender hipotecas tóxicas en el mercado. Precisamente, el Deutsche Bank fue uno de los mayores implicados, según reveló el Senado americano. Este banco ha colocado productos a sus clientes a sabiendas de que perderían dinero, tanto en Norteamérica (paquete “Gemstone VII”) como en Alemania, donde el Tribunal Supremo le condenó en 2011. Los ciudadanos alemanes fueron las primeras víctimas de la voracidad de sus bancos.

Alemania, además, es quien promovió las apuestas contra la deuda del sur. El Deutsche Bank fue uno de los artífices de este nuevo Merk-ado de deuda soberana —y de su índice de precios Markit— que disparó los ataques especulativos. Goldman Sachs asesoró a Grecia para ocultar su deuda y así logró entrar en el euro, después, con esta información privilegiada, apostó junto con Deutsche Bank que Grecia se hundiría. Atacar a países del sur fue la fórmula del Gobierno y bancos alemanes para recuperar las pérdidas de sus bancos ludópatas.

Semejante giro depredador contra la propia zona euro lo motivó la filtración del informe confidencial del supervisor financiero alemán, el BaFIN (confirmado por otro de Merrill Lynch), que valoraba en 800.000 millones los activos tóxicos del país en 2009. Dichos datos delatarían que una Alemania especulativa había reemplazado a su reputado capitalismo industrial. En vez de procesar a los responsables, cerraron filas e iniciaron el descrédito del sur para desviar la atención y sojuzgarlos.

Las Bankias alemanas han sido muchas: Hypo Real Estate fue rescatado con más de 100.000 millones de euros y en 2009 fue nacionalizado en un 90%; el Industriebank (IKB), con 10.000 millones de euros; los Landesbank (cajas autonómicas), como el Baden-Württemberg, el West o el Sachsen, recibieron unos 150.000 millones de euros; el Dresdner Bank, segunda entidad del país, quebró y fue absorbido por el Commerzbank, que a su vez recibió un rescate de 100.000 millones y cuyo 25% todavía está en manos del Gobierno de Merkel. El caso del Commerzbank es ilustrativo, pues el año pasado devolvió parte del rescate al Gobierno, 14.000 millones de euros. ¿De dónde sacó tan cuantiosos beneficios, si no es apostando en el casino con información privilegiada proporcionada por el propio Gobierno?

Este es el cambio clave del nuevo capitalismo de casino: los rescates y nacionalizaciones han transformado a los Gobiernos alemán, británico, suizo y norteamericano en cobanqueros que ahora disculpan la prolongación de ataques especulativos porque necesitan que estos bancos tengan beneficios rápidos y puedan devolver el dinero inyectado.

Además de estos rescates, Alemania —que se opone a que el BCE ayude a España— oculta que el Deutsche Bank recibió, solo en 2008, 20.000 millones de la Reserva Federal norteamericana junto con 60.000 millones para Credit Suisse y UBS (Unión de Bancos Suizos) a un tipo de interés regalado del 0,01%.

Se entiende cómo funciona un ataque especulativo tomando el paradigmático caso del imperio mediático alemán, Kirch. En 2001 los directivos de Deutsche Bank (Ackermann y Baumann) difundieron rumores falsos de que el grupo no podría pagar su deuda y que no conseguiría financiación. (¿Les suena de algo?) Provocaron la mayor quiebra contemporánea para apoderarse de él. En 2011 la justicia alemana esclareció el asunto y el presidente Ackermann, íntimo amigo de Merkel, dimitió y propuso una indemnización de 1.000 millones de euros para silenciar el escándalo. Como se ve, antes de Grecia, ya estaban curtidos en especulación contra empresas alemanas.

Idéntico sistema se está utilizando para desacreditar al sur. ¿Cómo se beneficia Alemania de este ataque a España?

1. Genera rumores para disparar el interés que pagará España cuando pida prestado dinero.

2. Impone privatizaciones de empresas rentables (aeropuertos, AVE, lotería…) que, de no resistir el Gobierno, pasarán a manos del norte a precio de ganga.

3. Provoca asfixia crediticia para devaluar las acciones de las multinacionales (Telefónica, Iberdrola, Repsol, Gas Natural…), con lo cual pueden apoderárselas grupos alemanes.

4. Pero lo más rentable al propagar pánico financiero —que es delito— es la huida de dinero por miedo a un corralito. De España en ocho meses de 2012 han salido 330.000 millones de euros (a los que hay que sumar su equivalente en Grecia e Italia), que van a parar a bancos de Suiza, Luxemburgo, Holanda y Alemania, cifras “sin precedentes”, según Bloomberg. El austericidio reporta grandes beneficios…

Bajo el disfraz de la “(in)dependencia”, Jens Weidmann, presidente del Banco Central alemán, ha contribuido a este pánico cuestionando cada test favorable a España. Sigue la línea de su predecesor, Axel Weber, quien el mismo año en que dejó el Bundesbank (2011) fue “premiado” por hostigar al sur con la presidencia de UBS, uno de los bancos privados del eje alemán que se beneficia de la deportación de miles de millones provenientes del sur.

El escándalo del líbor-euríbor y Barclays es la última prueba de las prácticas fraudulentas y especulativas de este cartel, el cual alteraba el precio al que se presta el dinero e incrementó el coste de las hipotecas de los europeos. Entre los implicados están el Deutsche Bank, Credit Suisse y UBS junto con Lloyds y Royal Bank of Scotland (RBS) —son las Bankias del Gobierno inglés, nacionalizados en un 40% y 80%—.

En cambio, nuestros principales bancos, Santander, BBVA y La Caixa, no están implicados en semejantes prácticas. Tampoco han necesitado rescate y el Santander es el mejor banco del mundo según Euromoney. Son un apetecible botín de guerra.

La Comisión Europea no ha detectado el cartel del líbor, ni el entramado especulativo sobre la deuda griega oculta, ni destapa el club bancario que controla el mercado casino de Londres (denunciado todo por la prensa norteamericana). Tampoco indaga quiénes son los beneficiarios del ataque especulativo que está desahuciando a los Estados del sur. ¿Seguirán la UE y el comisario Almunia haciendo la vista gorda a esta manifiesta vulneración del derecho de la competencia? Lo que sí sabemos es que su antecesor, lord Brittan (diseñador del mercado casino con Thatcher), se colocó como vicepresidente de UBS. Otro vicepresidente de la UE, Solbes, es hoy asesor de Barclays.

El Gobierno alemán, el gran desahuciador, pretende apropiarse del capital del sur hasta las elecciones de 2013. España tiene que resistirse al rescate draconiano y reaccionar para desenmascarar esta política perversa de austeridad con movilizaciones y demandas judiciales. El Tribunal de la UE (caso Sint Servatius, 2009) declaró justificada la restricción a la libre circulación de capitales si “socava el equilibrio financiero de las políticas sociales”. Más aún, si tal especulación socava la soberanía económica y la estabilidad de un país miembro. Presenciamos pasivamente la destrucción del mercado único europeo y la imposición de un mercado único euro-alemán.

Thomas Mann ya nos alertó: en vez de una europeización de Alemania, se está implantando una alemanización económica de Europa.